Triste e malinconico Firmino


 

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Credo di avervelo già detto: spesso mi ritrovo a scegliere i libri facendomi guidare dall'istinto, da quel che mi comunica l'immagine di copertina -parte fondamentale di un libro, il suo biglietto da visita- e spesso quelle scelte fatte per istinto si rivelano poi le più sorprendenti.

Feci la conoscenza di Firmino casualmente, poco dopo il suo debutto in libreria. Allora non sapevo del grande successo ottenuto, non sapevo quale storia mi avrebbe raccontato il libro, ma era lì in mezzo a tanti, non proprio in bella mostra, anzi, quasi messo in ridicolo in mezzo a tanti grossi romanzi dalle copertine colorate ed attraenti che vantavano -attraverso un appariscente bollo giallo- migliaia di copie già vendute.

L'immagine di quel topino spaurito e spelacchiato intento a riflettere davanti alle pagine di un libro – disegnato dalla matita di Fernando Krahn – attirò subito la mia attenzione, comunicandomi un senso simile a tenerezza per quel rachitico roditore. 

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Sam Savage

 

L'autore del libro si chiama Sam Savage, nato nel 1940 nella Carolina del sud, ex professore di filosofia che dal suo lavoro non ha mai ricavato le soddisfazioni sperate, ha svolto nell'arco della sua vita diversi mestieri tutti molto umili, carpentiere, meccanico di biciclette, pescatore, che comunque non gli consentirono lauti guadagni e  poté dedicarsi alla scrittura grazie ad una piccola eredità che via via dilapidò.

Ha scritto tanto ma niente è mai balzato agli onori della cronaca, fino a quando, in una notte insonne, cominciò ormai settantenne a scrivere la storia di Firmino. 

Avrebbe mai pensato costui che il piccolo libretto (179 pagine) sarebbe a breve diventato un caso letterario? 

Credo di no, ma penso anche che non poteva essere diversamente, perchè  Firmino è un libro piccolo si, ma pregno di significato.

E allora il libretto viene pubblicato da una piccola casa editrice americana, la Coffe House  Press, che non fa parte del grande circuito editoriale, tirature di mille copie massime, e inaspettatamente Firmino "fa il botto", suscita l'interesse del pubblico e la critica lo promuove, e in breve fa il giro del mondo.

Vince diversi tra i premi più importanti per scrittori esordienti: miglior libro dell'anno dall'American Library Association; miglior esordio da Barnes and Noble; miglior debutto dal Library Journal. 

Anche in Italia riscuote enorme successo e viene pubblicato da Einaudi vendendo più di 400.000 copie. 

Sam Savage dopo questo brillante esordio ha pubblicato un altro libro dal titolo Il lamento del bradipo che penso leggerò presto. 

 

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FIRMINO

 

Si chiama Firmino ed è l'ultimo nato di una nidiata di ben tredici piccoli ratti partoriti nel seminterrato di una libreria nel centro di Boston, la Penbroke Books.

Figlio di pantegana cicciona e alcolizzata sin da subito per sopravvivere si troverà costretto a cibarsi dei libri presenti sugli scaffali della libreria, visto che la sua grassa mamma è provvista di dodici capezzoli e lui, tredicesimo rattino mingherlino, è completamente incapace di farsi spazio e competere con i fratelli più grandi e più in forze per aggiudicarsi la sua parte di sostentamento. 

Cresce a stento Firmino, mangia e mangia intere pagine di libri e in questo modo riesce a mantenersi in vita.

Realtà e fantasia, favole e storie vere, storia e filosofia e medicina, quanto sono buoni alcuni libri, altri un pò meno, e ad un tratto si rende conto di essere in grado di leggere e anche che in base al contenuto del libro cambia il suo sapore e allora gli si apre davanti un nuovo mondo. 

Si immerge totalmente in quel'universo fatto di carta e inchiostro perdendo perfino la cognizione del tempo e stando sui libri per giornate intere. Smette di rosicchiarli e, anzi, si rammarica di averlo fatto e comincia ad assaggiarli solo rosicchiando la pagina del titolo e lasciando il libro integro. Fa questo per orientarsi sulla scelta della lettura. Ha -col tempo- maturato una certa esperienza e sa che '''quel che è buono da mangiare è buono da leggere''' e dunque li divora ma stavolta in senso metaforico, tanto è grande la sua fame di conoscenza.

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Firmino in breve tempo diventa un ratto colto ed istruito e mentre lui si avvinghia a quel suo mondo, la madre e in seguito tutti i suoi fratelli abbandonano il seminterrato per andare a vivere ognuno la propria vita, quella vita da ratti che lui invece disconosce e disprezza.

Il mondo là fuori sente che non è fatto per lui, troppo pauroso, troppo gracile, troppo codardo per affrontare quella che dovrebbe essere la sua vera vita, e ne è terrorizzato, sa che è pieno di trappole mortali, le sue poche escursioni fuori dalla tana in compagnia della sua mamma e i suoi fratelli sono state per lui traumatizzanti e dopo aver visto uno dei suoi fratelli finire sotto le ruote di un'automobile sa che è più probabile, vista anche la sua condizione fisica, che trovi la morte piuttosto che una crosta di pizza con cui sfamarsi.

Così si accoccola tra i suoi confortevoli libri e frequenta il mondo esterno solo in occasione delle sue incursioni ad un fatiscente cinema che trasmette film d'epoca, dove troverà cibo buono  lontano dai pericoli della strada, e dove passerà delle ore totalmente rapito dalla visione di quegli umani su celluloide che lui chiama "Bellezze": Fred e Ginger, Rita Haywort, Ava Gardner, Gary Cooper.

Firmino4Emarginato, complessato, triste e paranoico oltre che malaticcio, ignaro di cosa sia realmente la bellezza se ne è fatto una propria idea attraverso i disegni di Alice disegnati da Tinnel, sa per certo di essere brutto e ributtante ma solo dopo aver scoperto l'esistenza di creature meravigliose come quelle che va a trovare sempre più spesso al vecchio cinema (per lui altro mondo nel quale perdersi in sogni e fantasticherie)  un giorno guardando la sua immagine allo specchio e osservandosi minuziosamente si rende drammaticamente conto di quanto mostruoso esso sia paragonato agli esseri umani che venera come fossero Dei, e la presa di coscienza, per lui che non ha mai accettato la sua condizione, è devastante, da allora infatti rinnega pure la sua immagine ed evita scrupolosamente di imbattersi in superfici riflettenti, anche se delle volte, inevitabilmente accade, e allora inorridito e disperato scappava via.

E' un diverso Firmino e di questo ne è certo, consapevole di essere un ratto comunque privilegiato per aver il dono dell'intelletto, si scopre sempre più affascinato dagli esseri umani fino a farne una vera e propria ossessione, a tal punto che passa intere giornate a studiare di loro e ad osservare uno di loro: Norman il bibliotecario.

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Lo osserva da quello che lui chiama "Buco del Ratto" che non è altro che una fessura posta tra le travi del soffitto sopra la scrivania di Norman, lo osserva e sogna, immagina il giorno in cui i loro sguardi si incroceranno e diventeranno amici.

Tanto colto quanto sciocco ed ingenuo Firmino nel pensare che tra un ratto ed un essere umano possa instaurarsi un benchè minimo rapporto, e se ne renderà conto quando scamperà per un soffio al tentativo di Norman di ucciderlo e col senno di poi scoprirà anche che quei pranzetti che trovava di tanto in tanto disseminati per la biblioteca non erano altro che bocconi avvelenati a cui è sopravvissuto solo per miracolo.

Scapperà via terrorizzato e disperato, deluso e ferito nel più profondo, e non capacitandosi della cocente delusione appena subita, si recherà al parco tra i tanti umani a passeggio in cerca di smentite, speranzoso che ci siano esseri umani capaci e disposti a comunicare con lui e pronti a donarli un briciolo di quell' agognato affetto cui tanto anela,  ma troverà solo conferme visto che verrà scacciato via tra le urla e preso a bastonate fino a spezzargli le già fragili ossa.

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Malconcio e privo di sensi verrà soccorso da Jerry Magoon, uno strampalato scrittore un pò troppo attaccato alla bottiglia, verrà curato e rimesso in sesto e per Firmino finalmente uno sprazzo di felicità.

Leggerà per lui e suonerà per lui attraverso i tasti di un piccolo pianoforte giocattolo e Jerry ogni volta si divertirà molto, sarà una grande gioia quella di Firmino leggermente scalfita dall'amara consapevolezza che Jerry Magoon in realtà non lo comprenda e pensi invece che faccia solo finta di suonare e leggere. 

Se finisse qui questa favola triste avrebbe comunque un happy ending,  invece il destino riserva dell'altro al povero Firmino, che però non mi sento di svelare preferendo lasciare a chi avesse piacere di leggerlo il gusto di scoprirlo. 

– Le mie considerazioni –

Quando iniziai a leggere il libro non lo feci con molta convinzione, trovavo fosse un racconto strano e via via che procedevo con la lettura mi domandavo che razza di libro fossi andata a pescare. Non mi convinceva lo stile di scrittura forse un pò troppo semplice e quell'orrendo ratto che snobbava i propri simili e aveva la presunzione di potersi rapportare con gli umani sognando di discorrere con loro di temi impegnati magari davanti ad una platea in visibilio, mi suscitava profonda antipatia. Proseguii comunque la lettura e dopo poco mi resi conto che era proprio quello il nodo gordiano.

 Firmino9Il dono dell'intelletto in un ratto era indubbiamente un evento miracoloso che però gli fu causa di immensa sofferenza. Una mente geniale intrappolata in un corpo da ratto, un talento nell'apprendere e nel saper mettere in pratica limitato ad essere solo pensiero. Perfetto Firmino nei suoi immaginari discorsi. Agili le sue dita sulla tastiera del piano. Leggiadro mentre balla con Ginger. Ma anchea inesorabilmente destinato a non poter condividere, non poter esternare, fisicamente non progettato per movenze umane ne per parlare e ancor meno cantare. Quel che gli umani vedevano era solo un ratto bislacco e malconcio che squittiva debolmente. Ed è proprio questo che porta Firmino alla disperata ricerca di un contatto umano. La necessità, l'assoluto bisogno di condivisione, perchè a niente serve una grande conoscenza se non la si può condividere, e dunque, ritengo sia questo uno degli aspetti più strazianti della vita di Firmino, che dentro di sé urla ma  nella sua realtà di topo tira fuori solo un fievole squittio.

Firmino11Dal suo essere intelligente ma ratto ne nasce un tormento interiore che lo logora, rifiuta ciò che è e spera di essere ciò che mai sarà e ogni volta che si farà avanti con gli umani nella speranza di ricevere un piccolo gesto che lo faccia sentire compreso e accettato, sarà un'amara delusione. 

La storia del sorcio dotto è malinconica e triste, alla fine  non vi rimarrà che provare dell'immenso affetto e tanta tenerezza per lui, Firminio toccherà il vostro cuore e vi rimarrà impresso.

Tra le pagine del libro troveremo alcune immagini a matita che ritraggono Firmino in alcuni dei momenti salienti della sua esistenza, i disegni sono sempre si Fernando Krahn che per chi non lo sapesse è stato uno dei più grandi maestri di grafica sudamericani, l'artista è venuto a mancare di recente. 

In questa storia, che tratta di un assiduo lettore, troveremo ovviamente tra le pagine numerose citazioni di opere e autori,  accompagnate da brevi ragionamenti (ratteschi) ma spesso anche senza, buttate lì così, quasi a dare per scontato che il lettore abbia altrettanta vasta conoscenza da non rendersi necessario alcun -anche breve- riferimento, questo giudico sia una grande pecca perchè spinge il lettore a mettere da parte il libro e documentarsi brevemente su citazioni, autori ed opere per poter seguire meglio la vicenda, altra lacuna il fatto che le citazioni siano sparse un pò a casaccio, senza seguire un vero e proprio filo conduttore, il ché, renderà il libro molto imperfetto, attribuibile più alla penna di un giovane scrittore esordiente con la passione per i libri che non ad un anziano ex prof. di filosofia.

Comunque sia, il libro si legge bene, risulta scorrevole e nonostante qualche lacuna non può considerarsi un cattivo libro.

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Riesce a commuovere e porta a riflettere lasciando in noi un sapore di miele e fiele, e a proposito di ciò, mi domando: chissà che gusto gli avrebbe associato Firmino se avesse assaggiato un pezzetto della sua stessa storia……. 

Alla fine, forse, Firmino è bello così: imperfetto! Azzarderei a giudicarlo un capolavoro mancato, un libro che forse, col senno di poi, l'autore avrebbe scritto meglio se solo avesse avuto piena coscienza della sua potenzialità… che sia lo scrittore stesso come Firmino, con tante idee buone nella testa ma incapace di esprimerle al meglio? Chissà!

Io vi dico, leggete Firmino, se saprete cogliere il buono di questo libro non potrete che apprezzarlo e amarlo..  

Lettura consigliata!


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