Django Unchained


Ciao ragazzi. 

Era da un bel po’ di tempo che non andavo a vedermi un film al cinema e il desiderio si faceva pressante.

Dopo essermi persa Lo Hobbit,  che avrei voluto vedere, ma imprevisti me l’hanno impedito, mai e poi mai mi sarei voluta perdere l’ultimo  in sala del genialissimo Quentin Tarantino. 

Non mi è servito sapere altro se non il fatto che scena e regia fossero le sue.

Avevo intuito (dal trailer visto distrattamente in tv)  quale fosse più o meno l’imput della storia e avevo scorto velocemente un’immagine di Di Caprio. Altro non sapevo e per me, che non amo leggere nemmeno la trama di un libro prima di comprarlo, andava più che bene e comunque andavo sulla fiducia. 

 

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Django Unchained – Trama- 

 

Siamo nel sud degli Stati Uniti, in Texas. Non è nel Texas odierno, bensì quello del 1858, in un’area non ben precisata, sterminata e sperduta tra immense distese di coltivazioni di cotone e disseminata di schiavi di colore. 

Django Freeman è un giovane uomo di colore che fa parte di un gruppo nelle mani dei fratelli Speck, mercanti di schiavi. 

Mentre la carovana, in una fredda notte senza luna, attraversa il bosco, il loro procedere viene interrotto dall’intervento di un ex dentista di origini tedesche, il Dr. King Schultz.

Il Dr Schultz è ora un cacciatore di taglie ed è in cerca di qualcuno che possa indicargli con assoluta certezza (poiché lui non li ha mai visti) tre ricercati sulla cui testa pende una lauta ricompensa: i fratelli Brittle.

Django è l’uomo giusto ed il cacciatore di taglie, dopo aver strappato ai mercanti -con metodi non esattamente ortodossi- l’atto di vendita dello schiavo, lo rende libero e gli offre una somma in denaro in cambio del suo aiuto per trovare i taglieggiati Brittle. 

Tra i due c’è grande affinità e nasce una bella amicizia.

 

Strada facendo si raccontano e così si scopre che Django non ha altro desiderio che ritrovare sua moglie Broomhilda

Il Dr. Schultz rimane affascinato dal talento naturale che il giovane di colore mostra nel maneggiare le armi oltre che dalla sua storia, perciò gli propone un nuovo accordo: restare con lui per l’intero inverno, aiutarlo nel suo lavoro di cacciatore, dietro buon compenso, e dopo mettersi insieme alla ricerca della sua amata sposa. 


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Django accetta.

Trascorso l’inverno, i due scoprono che Broomhilda è stata venduta ad uno dei più ricchi proprietari terrieri del Missisipi , Calvie Candie.

Django e il Dr. Schultz arrivano a Candyland (così è chiamata l’immensa proprietà) con l’intento di acquistare da Sig. Candie la schiava Broomhilda, qua conosciuta come Hilda, ma sanno bene che il ricco padrone non si scomoderebbe mai a far affari da poco, occorreproporgliqualcosa di molto allettante.

E così si fingono negrieri, spietati negrieri… Per loro non è facile entrare nella parte, ma per portare in salvo la donna non hanno altro modo se non questo, quindi sanno bene che dovranno essere molto più che credibili, dovranno risultare veri e spietati e in maniera particolare Django: perché, se è già difficile pensare ad un negro libero, è ancora meno credibile figurarselo negriero!

E così, dopo aver con maestria ottenuto l’attenzione del proprietario, vengono accolti come ospiti graditi e invitati a cena per discutere l’affare. 


Broomhilda, donna risoluta e ribelle, sta scontando una punizione per aver tentato l’ennesima fuga.

Il Dr. Schultz, col suo abile parlare, chiede che la donna venga condotta presso lui, sa che è stata allevata da proprietari tedeschi, il nome stesso che porta lo conferma, e quindi, dicendosi nostalgico delle propria terra, avrebbe piacere di parlare finalmente dopo molto tempo con qualcuno che conosca la sua stessa lingua.

Viene accontentato e, appena rimasti soli, la mette a conoscenza, esprimendosi in tedesco così che non venga compreso da orecchie indiscrete, della presenza di Django e del loro piano.

Durante la cena, i due finti negrieri esprimono il loro interesse per l’acquisto di un lottatore mandingo.

Calvin Candie è infatti appassionato di questa lotta (obbligata) tra neri, violenta, crudele e che si conclude sempre con l’uccisione del perdente.

La cifra di 12.000 dollari che Schultz propone in cambio del lottatore, alletta Candie.

Durante la cena definiscono l’affare, acquistano il lottatore per quella esorbitante cifra, ma hanno bisogno di 4 o 5 giorni per andare a prendere un avvocato di fiducia e condurlo a Candyland, così che l’affare sia reso legale. 

In questo frangente, Schultz vuole approfittare per chiedere in vendita, per poche centinaia di dollari, anche la schiava che parla tedesco, fingendosi assolutamente interessato a lei per via della conoscenza linguistica.


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Stephen, il vecchio maggiordomo capo della servitù, astuto e crudele peggio che un bianco, intercetta gli sguardi nervosi tra Broomhilda, che è intenta a servire al tavolo, e Django e, fiutando l’inganno, richiama in privato il padrone e gli espone i suoi sospetti. 

Candie è furioso e torna presso i commensali con la proposta d’affare “rivisitata”.

Compreranno Broohmilda per 12.000 dollari e andranno via per sempre dalla sua proprietà, diversamente la donna verrà uccisa. 

Calata la maschera,  Schultz esprime a Candie tutto il suo disprezzo, ma non ha alternative che accettare.

Firmano il contratto alla presenza di un avvocato di Candie.

I tre stanno per abbandonare la proprietà, ma Candie vuole togliersi la soddisfazione di umiliare ulteriormente Shultz,     obbligandolo a stringergli la mano, perché nessun contratto a Candyland si conclude se non vi è una stretta di mano.

Questi, al limite della sua pazienza, invece di dargli la mano gli spara un proiettile dritto al cuore, ovviamente uccidendolo.

Ne seguirà un temendo conflitto a fuoco, il dentista troverà subito la morte, Django resisterà per un po’, ma la donna verrà catturata e lui sarà costretto ad arrendersi. 

Nel frattempo si preparano i funerali e la sorella del defunto Calvin dà ordine che che Django sia dato in uso a vita presso una cava, pena ancor peggiore che l’asportazione degli attribuiti come inizialmente sentenziato. …………..   to be continued… 

 

La mia opinione

 

Dirvi che sono uscita dal cinema totalmente presa, divertita, soddisfatta e desiderosa di vederlo di nuovo, non è un esagerazione: grande, grande film. 

 

Premetto che deve piacere in primis il genere Tarantino, e aver stomaco per sangue e violenza, ma anche per i non sfegatati fan del suo stile, questo è un film che che può piacere ad una più larga fetta di pubblico rispetto ai suoi Kill Bill e Pulp Fiction.

E’ uno “spaghetti western” e come Tarantino ci ha abituati, la più grande soddisfazione ce la dà con la compiuta vendetta, con il riscatto del vinto, proprio come la sposa vendicativa Beatrix Kiddo in “Kill Bill” e  Aldo Raine e i suoi bastardi in “Bastardi senza gloria” .

Affronta il tema dello schiavismo e lo fa a modo suo, proprio come avvenuto precedentemente con il tema olocausto, e lo fa senza mezzi termini.

 

La trama del film è originale e ben congegnata, anche se è facilmente intuibile il dipanarsi della stessa. 

Le ambientazioni e i costumi idem, sono molto curati e i personaggi tutti ben definiti, un cast eccezionale e una colonna sonora strepitosa. 

 

Tutta la prima metà del film si regge sui due personaggi Shultz e Django.

 

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Schultz è interpretato dall’austriaco Christopher Waltz, già vincitore del Premio Oscar per Bastardi senza gloria, e ora per questa vincitore di golden globe e candidato ai prossimi oscar come attore non protagonista. 

Fantastico lui! Quasi irriconoscibile, celato dietro una folta barba grigia, in abiti da signorotto, con in testa una bombetta e un modo di fare affabile e simpatico.

Personaggio arguto e divertente, ma anche impietoso e cinico davanti ai suoi taglieggiati, tutti uomini che non meritano di vivere e sulla cui vita (o morte in questo caso)  vale la pena farsi bei soldoni.  Interprete indubbiamente da oscar, personaggio che convince, diverte e conquista. 

 

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Jamie Foxx as Django, e, mi raccomando, non fatelo arrabbiare e pronunciate bene il suo nome: la D è muta.

Questo attore è qualcosa di assurdamente eccezionale.  Lo so lo so, che sviolinate faccio, ma trovo impressionante la capacità e la naturalezza con la quale questo affascinante attore di colore riesce ad interpretare, e con assoluta credibilità il grande Ray Charles e non annoiare in quasi 2 ore di film/biografia, piuttosto che uno schiavo libero e carico di vendetta vestito da cowboy o un tassista involontariamente finito  nella folle notte di uno spietato sicario.

Un vero duro Django, fisico asciutto, barbetta e sguardo fisso, scatenatissimo quando può dare sfogo a tutta la rabbia che tiene dentro, tremolante solo quando il suo sguardo incrocia quello della sua amata Hilda. Un ruolo cucitogli addosso. 

 

Ma lo stesso discorso lo possiamo fare per tutti i protagonisti del film.

 

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Con Leonardo di Caprio il film entra nel vivo. Interpreta il ricco e crudele Calvin Candie e gli riesce proprio bene! Nonostante l’età non riesca a cancellargli dal viso quell’aria da eterno giovane, riesce a farlo lui con la sua magistrale interpretazione. La spietatezza che riesce a comunicare attraverso lo sguardo e il sorriso che si trasforma in un ghigno mentre impugnando un martello minaccia di calarlo sul capo della povera Hilda, cancella in un attimo tutta quella dolcezza che il viso dell’attore ha per natura. 

 

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Samuel Jackson è anche lui sempre grandioso. Il personaggio in sé è grandioso, un nero talmente fatto e assuefatto dalla cattiveria vissuta che egli stesso è diventato cattiveria, un servo nero che ben sa fare le veci di un bianco. 

Schiena incurvata, occhio vigile e lingua lunga, vecchio e zoppo ma scaltro come una faina, sarà quello che procurerà parecchio filo da torcere a Django. 

 

Due sono i camei di eccezione, il primo è quello di Franco Nero e ovviamente la sua presenza è un messaggio celato, un tributo che il regista ha voluto comunicare attraverso la sua pellicola..   ricordate Django di Corbucci? Erano gli anni sessanta e il film interpretato da Franco Nero fu capostipite del fortunato genere “spaghetti western”. 

Che il regista prenda spunto e parta appunto da qui, lo si capisce da subito e noi, italiani fieri di tutto ciò che il genio italiano ha dato a questo genere, non possiamo che orgogliosamente apprezzare le chicche che il regista dissemina qua e là, tra colonna sonora e numerose citazioni. 

 

Il secondo cameo è lui, Tarantino in persona. Un po’ ingrassato, il poco attore (in termini di parti recitative) e molto regista 50enne, non resiste dal regalarsi una piccola parte (giustamente dico io) e compare nel ruolo di colui che tenterà di portarsi via lo schiavo e condurlo ai lavori forzati.  Abboccherà come un allocco all’amo di Django che si riprenderà la libertà facendolo saltare in aria col resto dei suoi aguzzini. 

 

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Come ho accennato, numerosissime sono le citazioni e i riferimenti che troveremo all’interno del film e ricordarle con precisione dopo una sola visione, capirete, non è facile.

Di certo, molte di essere richiamano gli stessi lavori di Tarantino, sia Kill Bill che Bastardi senza gloria e moltissime altre ad alcuni leggendari film di Sergio Leone, di Corbucci e di Kubrick, ma la mia memoria non è certo paragonabile a quella dell’elefante quindi piuttosto che rischiare imprecisioni o info errate preferisco sorvolare, sono sicura che sul web, chi volesse, troverebbe abbastanza materiale. 


Colonna sonora superlativa e azzeccatissima, ogni traccia scelta con scrupolo e messa ad accompagnamento della scena giusta.

Ho riconosciuto parecchi brani  presi da colonne sonore di film famosi, come da esempio “The braying mule” di Morricone, “I giorni dell’ira” di Riz Ortolani e ovviamente “Django” colonna sonora del film omonimo. 

Tarantino per la prima volta fa scrivere brani appositamente per il film, tra questi si fa senza dubbio notare il brano “Ancora qui” scritto da Morricone ed interpretato dalla bella voce di Elisa, brano cantato in italiano e che segue una scena di tranquilla convivialità prima che si scateni il caos tarantiniano -scena molto bella-.

Altro brano creato per il film è quello prodotto da Rick Ross e dallo stesso attore Jamie Foxx “100 black coffins”, brano rap su sonorità western, ma qui mi fermo perché di fare analisi non sono in grado, posso solo dire che nell’insieme, e com’è giusto che sia, la colonna sonora valorizza il film ancora di più. 

 

Spike Lee critica Tarantino? Ma dai Spike, questa te la potevi evitare!! 

Il regista de “La 25a ora” fa critiche aspre e si risente in quanto non ritiene dignitoso  rispettoso da parte sua andare a vedere il film di Tarantino poiché razzista. 

Ma sul serio? La parola “negro” offende, ma quale altro vocabolo poteva venir usato in un film incentrato sullo schiavismo, da uno schiavista, negriero, al tempo dello schiavismo e del Ku Klux Klan,  “non bianco” forse? E a proposito di Ku Klux Klan, in una scena davvero divertente, si mette in ridicolo un gruppo di vendicatori incappucciati che finiranno, ovviamente, male. 

 

In questo film c’è un po’ di tutto, è un vero e proprio collage degno di Tarantino, c’è la critica sociale ma c’è anche la storia d’amore, c’è un tributo a grandi film ed anche a se stesso.

I proiettili non si risparmiano e il sangue schizza abbondate sui batuffoli candidi di bianco cotone e un po’ ovunque. 
Scene violente e drammatiche ce ne sono parecchie, quella  che più che mi ha suscitato turbamento è quella  in cui un povero lottatore mandingo, al suo terzo incontro perso, viene dato in pasto ai cani.

Questo giusto per sottolinearvi la crudezza di alcune parti del film. 

 

Ci sarebbe tanto e tanto ancora da dire. Django è un film che merita di essere analizzato con cura sotto ogni suo aspetto, ma la sottoscritta non è che un’ umile opinionista non professionista e quando decide di dire la sua è semplicemente per consigliare o sconsigliare qualcosa accontentandosi di dirlo in maniera semplice e genuina. 

Questo vuole essere un invito a non perdervi questo film che è attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche.


In America è stato record di incassi, in Italia è partito alla grande. Ha già ottenuto 2 Golden Globe e 4 nominations agli Oscar. L’unica critica negativa gli è arrivata da Spike Lee, ma lui è  sempre esageratamente polemico quando si tratta degli altri. 

Ragazzi, credo si sia capito: film più che promosso!

Titilo: Django Unchained

Durata: 165 min

Scritto e diretto da: Quentin Tarantino

Attori principali: 

Jamie Foxx as Django

Christopher Waltz as Dr. King Schultz

Leonardo Di Caprio as Calvin Candies

Samuel L. Jakson  as Stephen
 


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