Castello Ducale di Corigliano Calabro (CS) 24


Breve premessa

Buongiorno a tutti i mie lettori. Oggi vorrei proporvi un articolo scritto dalla mia cara amica Elena. Lei da tempo collabora attivamente a questo blog e nella sezione poesie e pensieri potrete trovare alcune delle sue belle poesie.

Ho deciso di proporvi questo articolo perchè dopo averlo letto sono rimasta letteralmente affascinata dalla storia e dalle bellezza di questo monumento, tanto che alla prima occasione andrò a visitarlo. 

Vi lascio alla lettura premettendo che tale articolo è stato scritto tempo fa ed è già presente su Ciao.it dove è stato anche premiato. 

 

 

Ciao a tutti,

era una giornata calda e afosa, mi trovavo seduta in veranda nella speranza di un po’ di fresco. Volgendo lo sguardo verso il panorama che circonda il mio ormai vasto paese, gli occhi miei si fermarono su di un punto ben preciso. Lui: immobile, maestoso e fiero; a vigilare sull’intera zona, oggi come ieri, nei secoli testimone di numerosi avvenimenti.

E dunque vorrei parlarvi un po’ del Castello Ducale di Corigliano, della sua storia, del suo destino. Vi racconterò dalla nascita di questo splendido maniero fino ai giorni nostri, e se lo desidererete viaggerete con me. 

Siamo a Corigliano Calabro: terra di contadini, pescatori, artigiani ed anche illustri cittadini che hanno dato fama al nostro territorio, dall’attore Aroldo Tieri per giunger al calciatore rossonero Rino Gattuso

In alto sul colle, troneggia come punta principale di tutto il circondato, bello e maestoso, un antico castello amico della mia adolescenza, che con la tua maestosità da forza a tutto il paesaggio.

Innanzi a lui le campagne, gli agrumeti rosseggianti striati di giallo,  il profumi intensi delle nostre clementine che scendono fino al mare, quel mare luminoso sul quale il cielo s’incurva lontano.

Alle spalle le montagne brune, scure per gli uliveti che scendono fino al fiumicello: il nostro Coriglianeto. Le case si cingono intorno al castello che sembra dominarle ma anche proteggerle.

Camminando virtualmente insieme per le strade del mio paese, partiremo da via Roma  dove troveremo lungo la via, tutta in salita e fatta in pietra, numerosi bar dove sostare per un buon caffè, il tabaccaio , le banche, la posta sempre affollata, il negozio dei fiori, varie fermate degli autobus ed anche alcuni negozietti di salumeria casereccia.
Ai lati della strada sono sopravvissuti ormai pochi negozi storici: il restauratore di mobili, l’antica panetteria che fa ancora il pane casareccio e chi passa di lì non può che soffermarsi annusando l’aria per il profumo invitante di pane e di pizza cotti nel forno a legna che col solo sguardo ti invitano a mangiarli. C’è la Biblioteca Comunale che ospita l’antica libreria, un po’ andante, ma quando si cerca un vecchio o antico libro si può star certi di trovarlo, la storica farmacia, ed ecco che si passa sotto l’antico arco e sulla sinistra c’è già chi lavora per dar forme a nuovi pezzi del presepe. 
Camminando si giunge in piazza del Popolo dove la sera si riuniscono gli uomini del paese per discutere degli avvenimenti, delle cronache del luogo, magari facendo tappa prima all’Osteria per un bicchier di vino.

Finalmente si arriva in piazza Compagna, un largo piazzale per parcheggiare le macchine e ormai ci siamo, ancora un po’ ed eccolo!! 

Accanto alla chiesa di San Pietro si erge spettacolare, grande e maestoso, coi suoi  colori rosa antico, il cancello che sbarra l’accesso al suo podere, le finestre ampie che lasciano vedere i drappeggi delle mantovane che impreziosiscono tende di seta in immense e lussuose stanze, il ponte levatoio e il fossato _un tempo pieno d’acqua_ i merli dentellati e la grande torre di guardia, i sotterranei con la prigione e la galleria sotterranea che in caso di assedio sarebbe servita per poter fuggire dal maniero ed aver salva la vita.

Eccoci giunti.

Castello Ducale di Corigliano Calabro

 

– Castello Ducale di Corigliano Calabro –

”C’era una volta……….” 

di solito le favole iniziano così, giusto?

Dicevo: c’era una volta il condottiero normanno Roberto d’Altavilla. Conosciuto come il Guiscardo (l’astuto), famoso per la sua sete di avventura, per il grande coraggio e soprattutto 
per tenacia e astuzia, arrivando nel nostro piccolo paese di circa 800 anime, fece costruire, fra il 1064 e il 1080, una fortezza tozza e massiccia per difendere e controllare meglio i territori circostanti.
La struttura inizialmente venne utilizzata solo per scopi militari e vi dimoravano le sentinelle e i corpi di guardia.
Nei periodi angioino e aragonese la sua rozza struttura subì dei cambiamenti, vennero apportate modifiche e furono fatti importanti ampliamenti.
Da alcune notizie storiche ho appreso che il primo castellano del maniero fu una vassallo del Guiscardo, un certo Framundo arrivato dalla Francia. Del Framundo si narra che nelle notti silenziose per le stanze del Castello si sentano giungere dai sotterranei rumori inquietanti di catene, di pianti e urla e fruscio di vesti e si dice che questi sia tuttora a difesa del maniero.
Il tempo passa inesorabilmente e con i secoli anche la sua struttura subisce mutamenti.
Fu grazie al Conte Roberto Sanseverino che si ebbe una delle prime importanti ristrutturazioni trasformando parte del maniero in una piu’ civile e signorile residenza: il Castello di Corigliano. 
Da alcune narrazioni si apprende che qui nacque nel 1354 Carlo D’Angiò, futuro re di Napoli conosciuto con il nome di Carlo III.
 Fra il 1487 e il 1495 il Conte Girolamo Sanseverino venne accusato di congiura ai danni dei baroni e così fu privato di tutti i suoi beni subendo il carcere nel castello Capuano di Napoli.

 

In questo periodo il castello passò sotto l’amministrazione regia e ridivenne sede di guarnigione militare. In questi otto anni venne restaurato, attraverso una raccolta di denaro pubblico, per volere di Re Ferdinando D’Aragona. La restaurazione è evidente nel basso torrione rotondo angolare: il mastio, innestato sul corpo di fabbrica a base quadrata con torri cilindriche. Probabilmente a compiere quest’opera di restauro, compreso il rivellino, si suppone esser stato Antonio Marchesi da Settignano.

 

Tornati a possedere il Maniero i Sanseverino, tra il 1515 e il 1516, fecero fare altri lavori fortificando le mura, le torri, il mastio, le prigioni, i bastoni, le abitazioni ad opera difensiva e il fossato. Nel 1616 si trovarono costretti a vendere il feudo perché troppo indebitati, così venne acquistato dai Saluzzo, ricchi proprietari Genovesi e prima duca di Corigliano, ed è grazie ai Saluzzo che si deve la costruzione della torre ottagonale (sopralzo) che sovrasta il mastio della cappella di Sant’Agostino, di due spaziose rampe di scale, di alcune stanze ai lati nord e sud e di altre stanze al piano nobile.


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Ed è ancora grazie a loro che si deve la balconata esterna dalla quale si poteva scendere, mediante due gradinate in ferro, su di una terrazza ricavata sul tetto di una scuderia attrezzata e funzionale, un arco maestoso faceva da contrasto e sostegno alla scuderia, appoggiandosi dall’altra parte alla casa Abenante, della sala del Trono meglio conosciuta come salone degli specchi, decorato in stile barocco Napoletano ad opera di Ignazio Perricci, mentre nel 1872 veniva commissionato al maestro Domenico Morelli il trittico della Madonna delle rose con ai lati Sant’Antonio Abate e Sant’Agostino .
Fra i lavori eseguiti in quel periodo non bisogna dimenticare la trasformazione del fossato in giardino, gli affreschi della Volta della Cupola nella Cappella di Sant’Agostino per opera del maestro fiorentino Girolamo Varni e altre tele come il San Girolamo penitente e l’Ascensione furono attribuite al Maestro Luca Giordano. Così rimesso a nuovo il Castello potè ospitare tra il 27 ed il 28 gennaio dell’1735 il Re delle due Sicilie: Carlo III di Borbone.
Porzione di vista esterna
Nel diciassettesimo secolo il feudo subì un altro attacco per opera del generale Napoleonico Reyner, saccheggiando e bruciando la città, così i Saluzzo non riuscirono a fermare la decadenza economica:
Molte delle terre della pianura erano state abbandonate ed erano divenute paludose, provocando malattie come
la malaria e peste.
Nel 1828 il feudo ed il castello di Corigliano, dopo una lunga trattativa, vennero acquistati dal Barone Giuseppe Compagna originario di Longobucco.

Fu però il secondogenito Luigi Compagna che si occupò della cura del castello sia per l’interno che l’esterno , facendo traformare il fossato da un lato in una villetta dove fare passeggiate e da un altro lato trasformandolo in un orto botanico.

 – Il Mastio – 

Il mastio è la torre che si erge possente ed isolata all’ingresso del castello, vicino al ponte levatoio.

Quasi certamente la sua parte inferiore costituisce il primo nucleo abitativo del castello stesso. Per molti secoli il mastio fu unito al resto della fortezza da un ponte levatoio che fu abbattuto e sostituito con un passaggio
stabile solo dopo il 1720.
Gli affreschi sulle pareti interne furono eseguiti dal pittore fiorentino Girolamo Varna attorno al 1870. Quelli al primo piano sono ispirati ad episodi delle crociate. Al secondo piano, invece, rappresentano scene della cristianità e di storia romana. A questa stessa epoca risale la bella scala a chiocciola in ferro, che andò a sostituirne una realizzata in materiale tufaceo, che permette di raggiungere la sommità della torre e da qui ammirare il meraviglioso panorama che lo circonda.
 
Il mastio  
 
Per raggiungere, attraversando il Salone degli specchi,  la cappella di Sant’Agostino _di forma ottagonale inglobata nella torre di ponente_ si attraversano tre sale comunicanti fra loro, con belle decorazioni sul soffitto. La prima è detta di Apollo, perché vi appare il dio greco che attorniato da allegorie della primavera guida il carro solare. La seconda è dedicata a Venere che è raffigurata mentre emerge in tutta la sua bellezza dalle acque del mare. La terza è la sala degli stemmi, ha il soffitto decorato con gli stemmi da palazzo e da campo dei Durazzo e degli Aragonesi. Presente anche un elegante caminetto in noce scolpita. 

 – La Cappella di Sant’Agostino –

Luigi Compagna, nel secolo scorso, volle le pareti affrescate con scene dell’antico testamento, scomparse in seguito sotto un uniforme manto di pittura color rosa. La cappelluccia ha i paramenti di trine, i candelabri in argento e gli inginocchiatoi in raso e tutto quello sfolgorio di ricchezza che mostra il Castello svanisce davanti al meraviglioso quadro della Vergine che tiene fra le braccia il Bambinello, infatti sull’altare fa bella mostra di sé la celebre Madonna delle rose di Domenico Morelli.
Cappelluccia delle rose

Le pitture laterali del trittico rappresentano Sant’Antonio Abate e Sant’Agostino, preziosa è la cornice di legno gotico disegnata da Emilio Franceschi.  La cappella venne realizzata nella seconda metà del Seicento. I recenti lavori di restauro hanno portato alla luce gli affreschi di Girolamo Varna che adornano la volta della cupola e raffiguranti la chiesa celeste e quella terrena. Opera, questa, che venne fatta coprire per volontà del maestro Morelli quasi certamente per non distogliere lo sguardo dello spettatore dal suo trittico. 

All’esterno della cappella, in una nicchia sulla porta d’ingresso, è collocato un busto in marmo di S. Agostino attribuito a Pietro Bernini. 

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La Sala da Pranzo, ricca di opere e oggetti d’arte, stupisce ancora per l’atmosfera ottocentesca che riesce a trasmettere. Complice di questo il ricco arredo, il suggestivo lampadario in ferro battuto che illumina la grande tavola apparecchiata con posate e ceramiche d’epoca. Sempre nella sala segnaliamo il San Sebastiano e il San Francesco di Paola in legno, un volume in pergamena di canti gregoriani e due tele seicentesche raffiguranti la finta porta che in realta’ era un montacarichi collegato con le cucine che faceva salire le pietanze.

 

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Il Salone degli Specchi conserva intatta la sua bellezza che lo aveva reso famoso nell’Ottocento quando venne arricchito e decorato per volere di Luigi Compagna da Ignazio Perricci da Monopoli (1870-80). È caratterizzato, sulle pareti, da grandi specchi racchiusi in cornici di stucco dorato e coperti ai lati da sontuosi broccati a trama d’oro che scendono su eleganti divani imbottiti e ricoperti di raso che, insieme ai lampadari in cristallo di Boemia, esprimono l’elaborata eleganza del Barocco napoletano. Il soffitto è decorato effetto trompe-l’oeil con una prospettiva aperta su un cielo stellato dalla quale si affacciano gruppi di uomini e donne in costume coriglianese. 

Il Corridoio delle Armi fu realizzato nel 1800 occupando una parte del piazzale e consente l’accesso diretto al sontuoso salone. Elegante e severo il corridoio presenta una serie di volte lunettate e alle pareti alcune opere quali una raccolta di fucili napoleonici e due tele ottocentesche: la presentazione di Gesù al Tempio e l’Adorazione dei Magi provenienti dal Santuario di Santa Maria ad Nives di Schiavonea. Nel pavimento si nota un cristallo che lascia intravedere la scala percorsa dai militari nel 1500 per apprestare alla difesa del maniero. 

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La Sala della Musica fu fatta trasformare in camera da letto in occasione del soggiorno, nel 1891, del Principe di Napoli, futuro re Vittorio Emanuele III. Nella sala possiamo ammirare alcuni brani delle carte cinesi, degli armadi finemente intagliati, un grande specchio a cornice d’oro e una specchiera con sopra il grammofono. Da questa sala si scende al piano inferiore nel bagno del barone dove sono evidenti, lavabi, specchi e una grande vasca in marmo stile romano.

Lo Studio del Barone presenta una ricca collezione di stampe, quadri d’epoca ed oggetti appartenuti alla famiglia Compagna come i due ritratti di Giuseppe Compagna e Isabella Cavalcanti . 
Mentre la testa di un cervo ricorda agli ospiti la passione del barone per la caccia. 

La Camera da letto della Baronessa presenta un grande letto a baldacchino in ferro battuto, rivestito da candidi drappi e con coperta a punto croce finemente lavorata a mano. Di grande interesse una toletta e delle consolle intarsiate con decorazioni di madreperla,della Baronessa si racconta che nelle notti silenziose ascolti il suo bisbiglio ed il fruscio delle sue vesti ottocentesche.

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La Camera da letto del Barone già Sala degli Stemmi per la presenza di numerose decorazioni, stemmi da campo e da palazzo accompagnati da finti cammei. Degli arredi storici resta un grande camino in legno di noce con due colonnine tortili completamente intagliate e due paliotti in marmo provenienti dal Patire. Un letto, uno scrittoio d’epoca. Una cornice e la grande tela seicentesca dell’Ascensione attribuita a Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio completano l’arredo. Nel dicembre del 1891, in occasione del soggiorno del re Vittorio Emanuele III di Savoia, allora Principe di Napoli, ospite del barone Francesco Compagna, venne ricavato nella torre sud-ovest, tra il Piano Nobile e le Prigioni, il bagno denominato successivamente del “Barone”.

Guido Compagna è stato una delle figure più interessanti del suo casato, durante la prima guerra mondiale aiutò con cospicue donazioni per l’assistenza verso i profughi e verso le famiglie dei caduti. Un forte contributo lo diede per avviare la costruzione dell’ospedale del nostro paese che ancora oggi porta il suo nome. Nel 1921 fu eletto deputato al Parlamento grazie anche all’appoggio dell’Associazione Provinciale degli Agricoltori. Fu un esperto imprenditore ed anche un grande economista, nel 1924 ebbe un ruolo fondamentale nella costituzione della Società Anonima Bonifiche del mezzoggiorno, operando nella Piana di Sibari per oltre 20 anni. Nel 1929 venne a lui dedicato un busto di marmo che venne collocato al centro della Piazza del centro storico di Corigliano.

Le cucine  Le cucine, nel partcolare utensili vecchi, facenti parte di repertorio storico
 

Nel 1971 l’Onorevole Francesco Compagna vendette il Castello alla mensa Arcivescovile di Rossano, in questo periodo le suore si presero cura del Castello e di lì a poco venne realizzato un progetto per i bambini, qui nasceva l’asilo per le famiglie benestanti e non solo, divenne centro per i ragazzi e le ragazze abbandonate al loro destino. Ma l’11 Marzo del 1979 il castello, dopo una lunga trattativa, venne acquistato dal Comune di Corigliano. I lavori di restauro ebbero inizio nel 1988 per essere terminati nel 2002 ad opera dell’architetto Mario Candido e dalla sua squadra.

I Sotterranei 

Un primo stralcio dei lavori di restauro previsti per il castello, eseguiti nel biennio 1987/88, ha permesso di rendere visitabili i cosiddetti sotterranei, storicamente importanti perché sono quel che resta della primitiva fortezza normanna. Dopo l’eliminazione di montagne di detriti, sono adesso visibili le antiche vasche che servivano per la raccolta delle acque piovane, la grande cucina ottocentesca, la prigione, le feritoie predisposte per la difesa dagli attacchi esterni. Durante questi lavori sono state anche restaurate le grandi travi delle capriate che, tramite un interessante sistema di tiranti, sorreggono il tetto dell’intera struttura.

Nel novembre del 2001 il critico d’arte Vittorio Sgarbi arrivò a Corigliano; venne accolto dall’allora sindaco Genova, da numerosi assessori, dall’Architetto Mario Candido. Il critico d’arte, nonché scrittore, nel libro L’Italia delle meraviglie-Una cartografia del cuore (Bompiani editore), dedica alcune pagine al castello di Corigliano. 

Secondo Sgarbi è facile dire ”vai a Corigliano e guarda il suo Castello”, Sgarbi non ha dubbi “il Castello di Corigliano è stato restaurato con lo spirito e con la volontà di rispondere alla storia, per l’impegno che gli uomini hanno di custodire la memoria”. Rimase entusiasto ed apprezzò la bellezza riemersa del nostro splendido Castello.

L’autorevole critico pronunciò la seguente frase : 

Quando sono arrivato dopo il restauro non credevo ai miei occhi, abituato a vedere orrori ovunque, mi sono trovato davanti a un restauro che possiamo dire veramente conservativo, nei dettagli, nel gusto dei particolari, nella volontà di ricostruzione”


 Lo stemma

In questo angolo di Calabria, fra storia e leggenda, echeggiano ancora la storia di dame e cavalieri, di conti, duca e vassalli. Sono custoditi tanti segreti della storia calabrese, si tratta di un complesso monumentale di eccezionale valore artistico: penso che tutti gli studenti calabresi debbano avere l’opportunità di visitare questo straordinario Castello, che siano essi alunni delle scuole elementari o studenti di medie e superiori, che i giovani possano scoprire e ammirare uno dei monumenti più belli sia da un punto di vista artistico che storico della nostra regione, perché sono i giovani la vera risorsa di questa terra e i veri sponsor nel mondo di una terra rinnovata, bella da visitare e in continua crescita.

La Storia non è solo degli uomini ma anche delle cose; gli uomini passano, le cose restano, le cose hanno un’anima, che sopravvive ai secoli ed è l’anima delle cose che ci svela, ci narra la vita e la storia degli uomini.
Oggi ..sei diventato importante..da tutti i luoghi vengon ad ammirarti..come ieri..si ripercorre la tua storia ..narrata da giovani volontari…..nel tuo Salone si celebrano ..Feste..cene…convegni.. il famoso ballo delle

debbuttanti…

Oggi ..ancora chi vuol sposarsi può nella ” Cappelluccia delle Rose ” è festeggiare

nella ” Sala da pranzo” e per un giorno..si sentirà …una principessa dell’ottocento..”La Storia non è solo degli uomini ma anche delle cose; gli uomini passano, le cose restano, le cose hanno un’anima, che sopravvive ai secoli ed è l’anima delle cose che ci svela, ci narra l’anima e la storia degli uomini.”

Come arrivare a Corigliano:

Castello di Corigliano Calabro 
Piazza Compagna, 1 
87065 Corigliano Calabro (CS) 
Telefono: 0983.81635

In Auto i principali collegamenti sono:

Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria: 
da Nord uscita Spezzano-Sibari e da Sud uscita Tarsia. 
Strada Statale SS 106 bis: 
da Taranto e da Reggio Calabria direzione Sibari

In Pulmann 
I pulmann della IAS Scurae della Simet collegano Corigliano con molte città italiane e con il resto d’Europa.

In Treno 
Le Ferrovie dello Stato offrono collegamenti da tutta Italia per la stazione di Corigliano Calabro Scalo.

In Aereo 
Le principali città italiane ed europee sono collegate a Corigliano Calabro con voli diretti per l’aereoporto di Crotone(90 km), lametia Terme (160 km) e Regio Calabria (320 km); da qui si può proseguire per Corigliano in auto, bus o treno.
I voli intercontinentali atterrano a Roma Fiumicino (06.65951).

In nave 
Si sbarca al molo del Porto di Corigliano, meta di crociere italiane e internazionali.

( molte sono le nozioni storiche che si trovano anche nel web)


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24 commenti su “Castello Ducale di Corigliano Calabro (CS)

  • chicca

    La Calabria èuna regione ricca di cose belle da vedere e da mangiare!  Ho letto con  piacere questo post.Non conoscevo questo castello, è molto affascinante

  • Micol

    Complimenti per questo post! Mi sembra davvero di aver visitato questi posti insieme a voi! Non vedo l’ora di leggere il prossimo post!

  • samantha dalmasso

    un posto meraviglioso. lo terrò sicuramente a mente se dovessi organizzare un viaggetto in terra calabra!!! grazie delle info preziose e delle meravigliose foto!!!

  • Melangy

    Io ho una grande passione per i castelli! Ne ho visitati molti del Trentino e del piacentino e se dovessi capitare a Corigliano Calabro di sicuro non mi perdferei l’occasione per fare questa
    bellissima visita turistica!

    Bello questo blog, pieno di cose interessanti! Complimenti!

  • Luciano Sforzin

    Salve a tutti,io sono Luciano Sforzin e sono un Modellista Storico e Navale che abita a Corigliano Calabro,ho letto con vero interesse ciò che avete scritto e decantato con generosità e obbiettività tutto ciò che riguarda il nostro meraviglioso Castello Ducale di Corigliano Calabro,ma se posso permettermi ci sono delle cose di cui non siete a conoscenza,non perchè la descrizione non sia stata fatta in maniera approfondita sull’argomento in questione,ma semplicemente perchè non essendo del luogo avete soltanto esposto ciò di cui eravate a conoscenza trascurando una parte storica importante tenuta nascosta dopo i lavori di restauro.Non sto facendo un processo all’intenzione ne a voi carissimi amici di questo blog e ne tanto meno a coloro che hanno restaurato il Castello.
    In questo periodo sto realizzando un Plastico su questo pregevole Maniero,non che non ne siano già stati realizzati altri in precedenza,ma la singolarità di questo mio Progetto,si è spinta ben oltre alle normali aspettative di tutti coloro che decideranno un giorno di andare direttamente sul luogo per visitarlo…. visitando il Castello di Corigliano noterete il suo aspetto odierno in veste Museale,ma quando fra 2 anni il Plastico sarà ultimato,potrete vederlo sotto un’altra luce e mi spiego meglio…. com’era nel passato???…come si presentava il Maniero nel Dicembre del 1891 quando l’allora Principe di Napoli,Vittorio Emanuele III di Savoia venne in visita a Corigliano Calabro ospite per 3 giorni ???…se volete saperne di più potete visitare il link che riporterò in basso oppure visitare la pagina Facebook “Castello Compagna – 1891” ….Grazie a tutti voi per l’affetto che avete dimostrato alla mia Città ed al nostro superbo Castello Ducale.
    Luciano Sforzin.